Da un giorno all’altro, da quell’ormai noto 11 Marzo 2020 in cui l’OMS ha dichiarato la Pandemia da Covid 19, siamo stati tutti colpiti da importanti stravolgimenti: restrizioni, privazioni, protocolli da seguire per preservare la propria salute e quella del prossimo, il lockdown e, soprattutto, la perdita di un gran numero di vite umane.

La storia ci ricorda però che eventi catastrofici simili hanno sempre generato nel mondo anche cambiamenti positivi, innescando varie forme di progresso. Anche in questo caso, con tempi molto più veloci rispetto al passato, la pandemia viene ora vista come un’occasione per innovare, non solo l’intera società, ma anche le singole imprese e attività.

Proprio come le persone sono state costrette a ripensare al proprio stile di vita, anche le aziende si sono ritrovate a dover osservare e analizzare, con occhi diversi, il proprio modello di business.

Cosa sta insegnando questa crisi?

Innanzitutto che è opportuno investire sulla previsione: la globalizzazione esiste e funziona bene soprattutto in accadimenti come questo, quindi è opportuno pensare ad un tipo di impresa resiliente, adattabile ai mutamenti repentini della società e dell’economia.

Paradossalmente questo è il momento ideale per sperimentare, azione che in un contesto di normalità risulterebbe troppo onerosa e che invece ora può dimostrarsi una vera occasione. Le aziende infatti si trovano nella condizione di dover sviluppare velocemente piani di risposta flessibili a difesa dell’esistente e testare nuovi modelli di business o nuovi strumenti può rivelarsi davvero utile.

Molti studi indicano che il periodo di ritorno alla “nuova” normalità durerà 18-24 mesi e proseguirà fino a quando il 60-70% della popolazione mondiale avrà sviluppato l’immunità.

Mentre molte aziende stanno lavorando mantenendo un low profile in attesa di un assestamento altre, le più innovative, hanno adottato un approccio di revisione della propria attività e dei suoi processi, interrogandosi sulla temporaneità o permanenza dei cambiamenti.

Durante il lockdown e nelle fasi successive le abitudini dei consumatori sono variate e, nonostante il graduale e controllato ritorno alla normalità, molte di queste sono diventate a loro volta “normali”: oltre all’aumentato senso di attenzione e protezione della propria salute, pensiamo all’incrementato ricorso alle piattaforme e ai canali di acquisto digitali. Forse anche lo stesso settore del turismo, colpito duramente dalla pandemia, sarà costretto ad abbandonare il concetto di stagionalità, pensando a nuove proposte e offerte costanti nel corso dell’intero anno.

Sotto gli occhi di tutti ci sono grandi esempi di strategie aziendali “proattive”. Solo per citarne alcune nazionali: Armani è stato uno dei primi che, mantenendo la propria infrastruttura, ha riconvertito la produzione realizzando camici sanitari monouso e Ferrari ha mantenuto operativi i propri stabilimenti, producendo valvole per i respiratori.

Cosa dovrebbe fare quindi un’azienda o una piccola attività commerciale per prepararsi alla “nuova” normalità al termine della crisi sanitaria ed affrontare la conseguente recessione economica? Dallo studio e aggiornamento quotidiano abbiamo raccolto queste idee e suggerimenti:

– investire sulla previsione per sviluppare vari possibili scenari assicurandosi di sopravvivere in tutti;

– puntare sulla digitalizzazione aumentando la propria competitività;

– incentivare l’innovazione di prodotto o processo per garantirsi una crescita a lungo termine;

– programmare la propria trasformazione strategica, interpretando la recessione come opportunità;

fare rete per la risoluzione dei problemi comuni “in quanto i pressanti rischi tecnologici, economici, sociali e ambientali di oggi, non possono essere risolti senza un’azione collettiva che coinvolga gli enti governativi e le imprese.” (cit. Prof. Carlo Bagnoli)

In sintesi: creare il proprio futuro sviluppando un’innovazione digitale e, soprattutto, strategica.