C’è chi già la chiama quarta rivoluzione industriale. C’è chi la definisce inevitabile. Chi, con accento rassegnato, la contestualizza come parte integrante delle nostre vite.

Certamente si tratta di un’opportunità, perché la digitalizzazione è uno strumento che le piccole e medie imprese devono saper comprendere, apprendere e utilizzare in maniera adeguata.

Quanto tempo viene trascorso online? Come viene utilizzato? Oltre allo shopping, gli utenti usano ben un terzo del loro tempo di permanenza nell’etere dedicandosi anche a socializzare e a condividere contenuti sui social media.

Per chi svolge la libera professione e per chi amministra e gestisce un’impresa, la presenza sul web di tutti questi fruitori e cacciatori di informazioni, costituisce un potenziale da valutare con attenzione, soprattutto nell’ottica di implementazione delle strategie commerciali e di aumento dei profitti.

La situazione delle imprese italiane, è ancora disallineata rispetto a quella delle colleghe operanti negli altri Paesi Europei.

In parte perché non tutti comprendono ancora l’importanza e le potenzialità del processo di digitalizzazione. Questa mancata consapevolezza può comportare, tra l’altro, il rischio di esclusione e limitazione degli strumenti a disposizione per il proprio business, ciò che le aziende oggi non possono certo permettersi.

Dall’altra parte, poche sono le realtà che ritengono di avere le competenze adeguate per cogliere i benefici di questo percorso. La scarsa conoscenza tecnologica funge da freno a questa evoluzione e apre la strada a una quantomai necessaria alfabetizzazione 4.0.

Certamente tra i diversi fattori che ostacolano il decollo degli investimenti in digitale possiamo annoverare anche la mancanza di strutture e ruoli specifici per i progetti di innovazione.

L’evidenza dei numerosi benefici, derivanti dal mettere in atto questo adeguamento, da sola non basta: oggi è ancora percepito come eccessivamente impegnativo l’impatto dell’adozione di questa trasformazione sulle strategie aziendali.

Prima di ogni cosa, il cambiamento deve partire dall’interno delle imprese: la facilità di accesso alle informazioni, fenomeno culturale del particolare momento storico in corso, insieme all’interconnessione tra i reparti in cui sono strutturate, devono diventare elementi imprescindibili del vantaggio competitivo determinato da questo processo evolutivo.

I dati sono però confortanti perché continua a crescere il numero delle imprese italiane che vogliono attuare una precisa strategia digitale per crescere e confrontarsi positivamente anche e soprattutto a livello internazionale. Il binomio vincente, secondo un recente studio di Unioncamere, è proprio “giovani-digitalizzazione”: sono infatti circa 600 mila le aziende nostrane gestite da under 35.

L’auspicio è che, attraverso le nuove misure promosse dal governo Italiano, a partire da gennaio 2017 fino al recentissimo nuovo contributo del Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno dei processi di digitalizzazione delle PMI italiane, si assista a una rapida e forte inversione di tendenza, attraverso il radicamento nelle coscienze e l’avvio di operazioni e investimenti innovativi che consentano concretamente l’ingresso nell’era digitale.

In particolare, proprio attraverso quest’ultimo strumento, denominato voucher e consistente in un contributo a fondo perduto del 50% fino a un massimo di € 10.000,00 che le imprese possono richiedere inviando la propria domanda dal 30 Gennaio 2018, sarà possibile approntare ammodernamenti tecnologici, dotazioni strumentali innovative e interventi formativi a sostegno dell’evoluzione tecnologica.

Provare per credere: se siete interessati a partecipare, contattateci e vi forniremo tutte le informazioni per comprendere le reali opportunità e le vostre specifiche necessità per affrontare al meglio la valorizzazione della vostra attività.

Lorenza Minzoni

 

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