Cosa comunicare, come e a chi? Fortunatamente sono sempre più numerose le aziende che hanno cominciato a porsi queste domande. L’utilizzo di una comunicazione digitale di tipo strategico si è resa necessaria per la valorizzazione e il supporto della brand reputation perché oggi ogni attività di marketing sembra proprio non poter avere successo senza una propria vita online. Ma per essere apprezzati sul web e sui social network non è più sufficiente essere presenti con un bel sito e una pagina Facebook colma di like. Lo sa bene Seth Godin (scrittore e marketer di fama internazionale) che è arrivato a definire il content marketing come “l’unica cosa che è rimasta del Marketing”.

Ideare e creare contenuti di qualità: una strategia apparentemente semplice ma che deve rendere capaci di attrarre potenziali clienti, incuriosendoli e coinvolgendoli a tal punto da generare una qualche forma di interazione sia sul web che nella vita reale. Perciò si punta tutto sull’essere utili e interessanti: ma può bastare?

 

Un contenuto di qualità è costituito da diversi elementi che partecipano alla cattura dell’attenzione dell’internauta. Oltre alla piacevolezza alla vista, alla viralità, alla già citata utilità e alla novità dell’informazione che si sta veicolando, è certamente importante la suggestione di incentivi (sconti o promozioni) tali da giustificare, ad esempio, determinate azioni di call to action. L’elemento che però deve certamente diventare imprescindibile, per come si è evoluta l’esperienza di acquisto dei consumatori, è la capacità di suscitare emozioni. Che si traduce nell’andare oltre lo stimolo della memorizzazione del brand, alla sua visibilità e riconoscibilità e che porta l’interazione sul web tra azienda e cliente da un piano prettamente virtuale alla personificazione di una conoscenza materiale che ha poco da invidiare al tradizionale e fisico face to face.

Non basta saper scrivere bene. Certamente scrivere richiede alcune competenze, strumento essenziale per una corretta comunicazione, ma al potenziale cliente interessa fino a un certo punto. Se non trova una buona ragione per approfondire quanto proposto, se non trova un beneficio o un vantaggio, il messaggio resterà un puro esercizio stilistico e autocelebrativo e non sarà raggiunto l’obiettivo preposto.

Immaginiamo il nostro pubblico: offriamogli qualcosa a cui poi non possa rinunciare. Non produciamo contenuti solo per aumentare il traffico sul nostro sito o per migliorare la nostra riconoscibilità e reputazione e, soprattutto, non facciamoci influenzare da nostre passioni o preferenze. Scegliamo con cura quale contenuto produrre in base alle esigenze e aspirazioni del nostro target.

Chiarito l’identikit del nostro destinatario, ricordiamoci l’obiettivo che vogliamo raggiungere. Si è consci dei valori e della mission aziendale, dei rispettivi punti di forza e debolezza, dell’incisività nel mercato e dei relativi competitor? Qual è il valore aggiunto? Che cosa vogliamo che faccia l’utente dopo aver vissuto il contenuto proposto?

Per organizzare un adeguato piano strategico e un piano editoriale efficace dobbiamo conoscere tutte le risposte. Soltanto così sarà possibile comprendere quali contenuti comunicare e come farlo, se produrre testi brevi o testi lunghi, se essere più o meno diretti, se utilizzare poche o molte immagini, se dedicare anima e corpo allo storytelling o essere più tecnici e descrittivi. 

Regole assolute, al momento, non ce ne sono. Il metodo, invece, c’è e chi ha le competenze è in grado di applicarlo, ma questa è un’altra storia.

Lorenza Minzoni

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