Una delle mode degli ultimi anni che persiste e si sta diffondendo oltre misura, è l’utilizzo di termini specifici in maniera generalistica.
Confondere e mescolare i significati e le dirette applicazioni di dottrine e pratiche consolidate sta intensificando il lavoro di professionisti che, ogni giorno, si scontrano con queste credenze per sostenere il valore delle proprie competenze.

Tra i settori più interessati da questo circolo vizioso vi è quello che ha a che fare proprio direttamente con le risorse umane.
Ne è un esempio il fatto che molti parlano di coaching, ma pochi lo conoscono veramente. O meglio, lo assimilano spesso a ben più note espressioni, come la formazione e la consulenza. In realtà chi esercita queste professioni ha una preparazione e un approccio profondamente diversi che però hanno un fine comune: il raggiungimento della soddisfazione del proprio cliente.

Il coach è dai più definito come un esperto di metodo e del processo evolutivo. Concentra la propria attività sul chi è e sul cosa vuole il cliente e lo supporta nella scoperta dei propri obiettivi, ovvero su cosa fare e come farlo.
Il coach non deve risolvere i problemi del cliente ma accompagnarlo nel prendere decisioni e ad agire per cambiare nella direzione desiderata, rendendolo protagonista in prima persona e quindi unico artefice del proprio cambiamento.

D’altra parte il consulente è un esperto di settore e di competenze specifiche e si focalizza sul cosa fare per migliorare la situazione del cliente, applicando la propria esperienza sul campo. Facendo un’analisi dei bisogni del cliente, propone poi soluzioni per soddisfarli. Ha come focus la visione dell’organizzazione come un sistema, costituito da processi che interagiscono, influenzandosi reciprocamente e relazionandosi con l’esterno.

Il formatore propone tecniche, metodi e insegnamenti, ovvero gli strumenti che possono aiutare i clienti ad agire in maniera più efficace sulla base di un’attenta lettura del contesto, della flessibilità operativa e di obiettivi ben definiti.
Pertanto la formazione si dedica principalmente alla risoluzione di carenze tecniche e specifiche in base alla competenza del formatore stesso. Si focalizza sul sapere (inteso come apprendimento) e il saper fare.

Il campo d’azione del coach è invece concentrato sull’evoluzione della persona, ovvero il saper essere e il saper divenire. Il coaching guida la persona in un processo di consapevolezza per diventare ciò che desidera, attraverso la scoperta di chi vuole essere, di quali obiettivi vuole porsi, dove e quando realizzarli, per vivere esperienze concrete, comprendere come muoversi e affinare le proprie abilità. Il fine ultimo è un concreto cambiamento e il raggiungimento della piena autonomia nella gestione delle competenze e qualità acquisite.

Seneca diceva che “Se uno non sa verso quale porto dirigersi, ogni vento è sbagliato”.

La comprensione di quale sia il nostro effettivo bisogno, in quanto persone, e a quale esperto rivolgerci è perciò fondamentale per il raggiungimento dei nostri obiettivi. E, in quanto professionisti, abbiamo il diritto e il dovere di far chiarezza su chi siamo e che cosa offriamo per massimizzare i risultati delle nostre azioni e migliorare la vita, lavorativa e personale, dei nostri clienti.

Lorenza Minzoni