Saper divenire. È arrivato il momento di fare la differenza.

La verace originalità dei contenuti sarà tassativamente l’ago della bilancia che decreterà con prepotenza il successo e la valorizzazione di tutti quei sovraffollati spazi di proprietà, da noi definite oasi di ristoro mediatico, più comunemente noti come Blog.

Gli unici contenitori di storie in cui, per il momento, Zuckerberg e compagni sono esclusi da dirette ingerenze e responsabilità e in cui un cambio di algoritmo ha generato entusiasmo e proattività.

Lo dicono già in tanti, anche se il corrente duemiladiciotto è cominciato soltanto da 7 settimane.

Per comprendere il trend in atto ci siamo prese il nostro tempo per aggiornarci, riflettere e condividere poi le nostre impressioni e valutazioni.

 

Essere rilevanti, coerenti, riconoscibili agli occhi degli utenti per accrescere la propria reputazione e ottenere vantaggi economici è da sempre l’obiettivo di chi sceglie di comunicare in maniera efficace. Qualunque sia il mezzo ma, soprattutto, in un contesto libero da vincoli e in cui è vitale proteggere il patrimonio intellettuale e strategico per vendere prodotti e servizi.

Due regole fondamentali ci si porta dietro dagli esperimenti degli scorsi anni: la produzione di contenuti innovativi e la creazione di un’audience specifica.

Fermarsi è d’obbligo, per poter ripartire con la giusta motivazione e convinzione, ponendo il content marketing in una posizione di leadership.

Fornire soluzioni ai quesiti dei propri utenti è solo uno dei motivi che deve spingere in questa direzione: chiedersi quale esperienza voler far vivere loro è il più importante.

Essere al posto giusto nel momento giusto è apparentemente un’operazione blasonata oltre che scontata.

Indagare e raccogliere tutti i dettagli della customer journey del potenziale cliente è invece condizione primaria per realizzare contenuti tali da essere ritenuti interessanti da chi, oltre ad essere sempre più stimolato, è oggi in grado di informarsi autonomamente e di formarsi un’opinione di un’azienda ancora prima di sperimentarla personalmente.

Il dialogo è cambiato perché il face to face si è livellato, ponendo le aziende di fronte all’obbligo della personalizzazione dei contenuti: l’unico modo per affrontare il nuovo mercato della fruizione in ogni momento e in ogni luogo.

I testi dovranno essere sempre più ben organizzati, pertinenti e curati nella scelta delle parole e nelle correlazioni che potranno suggerire. Più un marchio si avvicina al suo pubblico, cercando di intuirne i bisogni e riuscendo a soddisfarli con informazioni esaustive, più si creano relazioni autentiche e si procede nel cammino della fidelizzazione.

Quindi noi diciamo sì a contenuti interattivi e dinamici, personalizzati a livello sartoriale per gruppi di utenti sempre più targetizzati in maniera mirata, frutto di analisi e studio sul campo: il vero sapere, saper fare e saper essere sono e saranno sempre espressione del learning by doing. E questo non ce lo stiamo inventando: grazie a John Dewey lo sappiamo ormai da oltre un secolo.

Lorenza Minzoni